L’Amazzonia si allea con Google Earth

Pensate, già 11 capi di una tribù hanno pagato con la vita l’avere tentato di impedire a faccendieri e taglialegna illegali di distruggere il loro territorio.

Adesso il capo dei Suru, il trentaduenne Almir Surui ha deciso di utilizzare un arma tecnologica: il giovane leader è volato in America e ha stretto un patto con Google, ottenendo che sia l’occhio dei satelliti del colosso di Internet a controllare i 248mila ettari della riserva nella foresta pluviale e permettere ai Surui di denunciare le devastazioni illegali.

Alle società che forniscono riprese dal satellite al gruppo di Mountain View verrà chiesto di tenere con più attenzione lo sguardo dallo spazio sulla foresta pluviale brasiliana, per permettere ai Surui di accorgersi in tempo di nuove devastazioni illegali e di denunciarle pubblicamente.

Google Hearth

Guida un popolo ridotto a soli 1200 membri: è convinto che il presidente Luiz Ignacio Lula da Silva non stia facendo abbastanza per proteggere gli indigeni, così è riuscito a strappare questa promessa alla società californiana. «La foresta pluviale e i suoi popoli indigeni – ha detto Megan Quinn, portavoce di Google Earth al San Francisco Chronicle – stanno sparendo. Il nostro progetto può sollevare una consapevolezza globale sulla battaglia del popolo Surui per mantenere la propria terra e la propria cultura, coinvolgendo gli oltre 200 milioni di utenti di Google Earth nel mondo».

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